Il fascinoso progetto di Luigi Corrado Filiani.

       L’idea di Luigi Corrado Filiani era quella di collegare il Parco a lui intitolato con la sovrastante “Pinetuccia”, che si estende sul crinale della collina. Questo ambizioso progetto ci fu illustrato tempo addietro da Pierino D’Amico, che per anni si occupò della manutenzione delle pinete e che, più di ogni altro, ebbe modo di conoscere da vicino questa visione.  Il percorso, che abbiamo avuto modo di ripercorrere insieme nei suoi punti strategici, prevedeva soste intermedie e una serie di sentieri che conducevano fino a Colle Pigno.  L’obiettivo principale di Filiani era   permettere a chiunque di godere dello splendido panorama immerso nella frescura dell’ombrosa “Pinetuccia”. L’itinerario si snodava attraverso alcune oasi boschive distribuite nella campagna aperta, toccando anche diverse case coloniche che, secondo il progetto, avrebbero potuto essere trasformate in punti di ristoro.   Proseguendo attorno alla collina del crinale e attraversando un tratto semi-pianeggiante, si raggiunge Colle Pigno, che si erge fino a 249 metri sul livello del mare. Proprio lì Filiani fece realizzare un serbatoio d’acqua, tuttora funzionante, per garantire l’approvvigionamento idrico alle abitazioni rurali della zona. Sulla cornice superiore del manufatto è incisa la scritta “Incipit Vita Nova”, simbolo di rinascita e visione futura. Il progetto prevedeva inoltre la costruzione, sulla sommità, di una struttura in stile “castelluccio”, simile a quella del Parco Filiani, da cui ammirare il paesaggio circostante e il paese ideale immerso nel verde delle pinete. Ancora oggi i boschetti e i casolari esistono, testimoni silenziosi di un progetto che non fu mai portato a compimento. Con la morte di Filiani nel 1964, questa affascinante visione rimase incompiuta, ma continua a rivelare la lungimiranza del suo ideatore. Nella grafica che riproduce il tracciato originario è stato ipotizzato un ulteriore percorso, che costeggia la strada provinciale. Questa variante si inserisce in un progetto più ampio, già corredato da uno studio di prefattibilità, volto alla realizzazione di una “strada panoramica” tra Pineto e Mutignano.

      Riesumare oggi il progetto di Luigi Corrado Filiani non rappresenta soltanto un’operazione di memoria storica, ma può diventare un’importante occasione di rinnovata attenzione e concreta salvaguardia di luoghi fortemente identitari per il territorio, quali il Parco Filiani e la” Pinetuccia “.        Quest’ultima, in particolare, può essere riconosciuta come un vero e proprio landmark paesaggistico, capace di caratterizzare visivamente e simbolicamente l’intero ambito collinare, e di raccontare il profondo legame tra paesaggio, storia e comunità.  Alla luce di ciò, appaiono oggi quanto mai necessari interventi di manutenzione straordinaria e di riqualificazione, sia all’interno del Parco Filiani, bene di proprietà pubblica, sia nell’area della “Pinetuccia” di proprietà privata, entrambi già riconosciuti e tutelati sotto il profilo paesaggistico. L’obiettivo potrebbe essere quello di restituire piena fruibilità a questi luoghi, recuperandone la funzione originaria di spazi di relazione, contemplazione e attraversamento lento del paesaggio. In questa prospettiva, il recupero dei percorsi, delle aree di sosta e degli elementi storici esistenti — come i casolari e i tracciati originari — assumerebbe un valore non solo ambientale, ma anche culturale e sociale. Rileggere il progetto di Filiani in chiave contemporanea significa dunque coglierne la straordinaria attualità: una visione che anticipava temi oggi centrali, quali la mobilità dolce, la sostenibilità e la valorizzazione integrata del paesaggio. Ripartire da questa eredità potrebbe offrire l’occasione per costruire un progetto condiviso, capace di coniugare tutela, sviluppo e identità territoriale.

Il “viale dei bagolari “

Il “ viale dei bagolari” . Così mi piace chiamarlo, il viale che insiste tra la palestra comunale e il campo di calcetto, che parte dalla stradina sterrata retrostante per arrivare sino al guard-rail della SS16. Un tempo crocevia di carriole novizie e di rotaie, prima per il trasporto dell’argilla dalla collina alla fornace di mattoni, in seguito per il trasferimento dei laterizi necessari per la realizzazione di Parco Filiani. Il viale dei bagolari partiva dalla foresteria ( le “arcatelle”) la cui uscita dalla Villa risulta oggi murata, e conduceva sia al Parco che all’Orto degli Aranci . La percezione visiva è che le piante versano in buone condizioni, ma andrebbero comunque monitorate ; mentre la valenza storica del viale e la specie arborea del bagolaro ( l”albero dei rosari”) illustrate in/con una bacheca di legno illuminata da un faretto per la fruizione notturna,

L’argano come totem del lavoro marinaro

Sebbene priva di una grande tradizione marinara, anche sulla costa pinetese si era abituati ad incontrare argani o verricelli nei pressi delle aree di alaggio o della piccola marineria, custodi di anni di pesca e di attività . L’argano è stato sempre visto quale strumento di fatica e di precisione, serviva a tirare a secco le barche dei pescatori e, nel tempo, è diventato simbolo di un mondo del lavoro fondato sull’ingegno,sulla misura e sull’impegno.

    La letteratura e la poesia hanno spesso riconosciuto negli strumenti del mare — funi, verricelli, alberi, vele — metafore della tensione tra l’uomo e la natura. In testi come Moby Dick di Melville o in liriche contemporanee quali L’Argano di Simona Elia, il meccanismo tecnico diventa figura dell’esistenza: il continuo tirare, mollare, resistere e ripetersi. Gli argani dismessi mantengono un valore totemico, anche se la piccola pesca si serve ora di altre strutture: richiamano la solidarietà dei mestieri, la pazienza del lavoro, il ritmo ciclico del mare. Restaurarli o conservarli non significa solo proteggere un oggetto, ma dare voce a una memoria ancora viva, fatta di mani, sale e tempo .

   Silenziose sentinelle di postazioni vive e vitali, assistenti anonimi di concerti e di albe rosseggianti, aprivano e chiudevano le giornate di mare. Avvolti da una ruggine protettiva e abbandonati nel loro isolato riposo, sono stati quasi tutti rimossi per motivi di sicurezza.   Bisognava occuparsene prima che fossero rimossi con attività mirate di recupero e di valorizzazione, come è stato fatto altrove. Alcuni argani storici, infatti, sono stati restaurati e inseriti in un percorso didattico sui lungomare, con pannelli che spiegano il funzionamento e il ruolo nella pesca locale;   Musei della Marineria conservano e raccontano il funzionamento di verricelli tradizionali e in  Sardegna e Sicilia, in diversi borghi costieri (come Bosa, Carloforte, Aci Trezza) si trovano esempi di argani mantenuti come elementi di arredo urbano e memoria collettiva, spesso accanto a vecchie barche o reti.  Ci restano le foto e le immagini del contesto e dei momenti che questi totem hanno condiviso con natanti, pescatori, gabbiani e il movimento del mare.

 

Il Catasto degli Alberi Monumentali

Un censimento da inserire negli strumenti di pianificazione urbanistica

La Legge n. 10/2013 (Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani) individua come potenzialmente “monumentali “, oltre agli alberi isolati che costituiscono rari esempi di maestosità e/o longevità oppure che mostrino un particolare pregio naturalistico per rarità della specie, anche   i “filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti in contesti urbani “.

  Il Catasto degli Alberi Monumentali  si configura come uno strumento fondamentale per censire, proteggere e promuovere alberi e conformazioni arboree che rivestono una importanza identitaria e una valenza storica- culturale.   Il Comune di Pineto, il cui stesso nome è un omaggio alla sua vocazione verde (nomen omen), rappresenta un modello virtuoso di coesistenza tra sviluppo urbano e tutela del paesaggio naturale. Qui, il sistema delle pinete non è soltanto un patrimonio ambientale, ma anche un’identità storica e culturale condivisa.  Il territorio comunale comprende una rete articolata di aree verdi pubbliche, quali la Pineta Storica e la sua prosecuzione fino alla Torre di Cerrano, simbolo per eccellenza della Città; Parco Filiani quale lascito della illuminata visione naturalistica di Luigi Corrado Filiani, e un sistema di pinete private tra le quali la “Pinetuccia “ , posta sul crinale di Colle Pigno,   che più di altre identifica il territorio (landmark)  con la solare e semplice visione al passaggio nella A14.

    Ma anche gli alberi di gelso esprimono una valenza storica per il bacologico sorto negli anni ’30 del secolo scorso, così come filari di querce e di uliveti sono tati definiti, ante litteram, cuori estetici del territorio pinetese. Queste pinete non sono semplici insiemi di alberi, ma filari concepiti con ordine, veri e propri monumenti verdi che raccontano la storia della città e dei suoi abitanti.

 La Legge 10/2013 prevede che le Regioni effettuino la raccolta dei dati risultanti dal censimento operato dai Comuni e, sulla base degli elenchi comunali, redigono gli elenchi regionali e li trasmettono al Ministero delle Politiche Agricole-Alimentari e Forestali, che gestisce l’elenco degli alberi monumentali e dei boschi vetusti d’Italia.

   La loro tutela attraverso l’inserimento nel Catasto degli Alberi Monumentali, pertanto, è un atto di responsabilità verso le future generazioni. È la conferma che il verde pubblico non è solo  elemento decorativo, ma cuore pulsante della storia, dell’identità e della vivibilità urbana,  e  la redazione degli strumenti di pianificazione previsti e richiesti  dalla  nuova Legge Regionale sull’ Urbanistica ( L.58/2023)  rappresenta una grande occasione per  istituzionalizzare  tale censimento  quale  strumento di sintesi  e di identità  storica e ambientale  del  Comune di Pineto  in particolare, e di tutti i Comuni che ospitano conformazioni arboree meritevoli di tutela e di valorizzazione in generale.

IL CONTRATTO DI FIUME VOMANO

 L’ideale sarebbe una governance mista per la gestione di uno strumento di alta complessità.

       Il Contratto di Fiume (CdF) è un’accordo tra soggetti che hanno la responsabilità della gestione e dell’uso delle acque nella pianificazione del territorio e nella tutela dell’ambiente.   Persegue obiettivi derivanti da normative in materia ambientale con particolare riferimento a Direttive Europee e Accordi internazionali che interessano il rischio alluvioni, gli ecosistemi acquatici nonché la gestione integrata delle acque le cui politiche di governo e di controllo vanno affiancate alle altre politiche ambientali e di gestione locale del territorio. 

     Un primo e formale tentativo di istituire il Contratto di Fiume Vomano     risale al 2015, quando il Sindaco del Comune di Pineto, Robert Verrocchio, avviò un confronto con gli altri Comuni del bacino idrografico del Vomano proponendosi come capofila. La delibera di Consiglio Comunale n.2/2015 istituiva un protocollo di intesa che disciplinava le fasi successive delle attività necessarie per la stipula del contratto, ma la lodevole iniziativa fu ratificata da pochi Comuni e si perse nel vortice temporale dell’alternarsi delle diverse consiliature, vanificata   probabilmente anche dalla complessità e dall’ampiezza di intervento. 

      Migliore sorte ha avuto, invece, il Contratto di Fiume Tordino,   il cui iter istitutivo è stato realizzato dalla Provincia di  Teramo prima ancora del riconoscimento ( 2017) nel proprio strumento  di pianificazione territoriale ( P.T.C.P) , ed ora si trova nella fase di ascolto e di condivisione degli enti locali e dei portatori di interesse. Così come il Contratto di Fiume Cerrano-Calvano-Foggetta- Concio, con l’Area Marina Protetta Torre di Cerrano capofila,  è stato  di recente oggetto di  rinnovo e di aggiornamento nel  documento strategico e nel Piano di azione 2024/2027; ma qui si parla di torrenti  classificati come  fiumi  minori  la cui manutenzione ordinaria degli alvei compete  comunque  ai Comuni  .

     Il fiume Vomano registra una maggiore complessità rispetto al Tordino, sia per la lunghezza che per la varietà  e il numero dei territori attraversati  (16 Comuni) , oltre alla presenza di strutture strategiche  quali le  centrali idroelettriche;  l’intersezione con diverse zone industriali  e la presenza alla foce del porto di Roseto e di una macchia verde da salvaguardare e valorizzare.  Diversi sono, inoltre,  gli interventi strutturali  attivati dalla Regione  quali la  realizzazione del canale scolmatore per la mitigazione del rischio idrogeologico nel Comune di Pineto  con due lotti funzionali, oltre  all’intervento  di riduzione del rischio idraulico  a tutela del tratto fociale  del  fiume  per  l’importo di euro 7milioni, che prevede il recupero di tre arcate del ponte ferroviario  per il deflusso delle acque, con lo spostamento dell’argine  sinistro verso nord.

    Il Contratto di Fiume Vomano potrebbe essere perseguito,  pertanto, vista la complessità del contesto rappresentato , attraverso una gestione mista e  una governance multilevel  Regione-Provincia, la prima       ( Regione)   come  Ente di riferimento per strategie, finanziamenti e integrazione con la pianificazione ambientale e territoriale; la seconda ( Provincia di Teramo)  come coordinamento tra i Comuni , supervisione operativa e raccordo tra gli enti funzionali  quali Consorzio di Bonifica, Autorità di Bacino Distrettuale, Università di Teramo e altri  centri  di ricerca per il supporto scientifico per studi e monitoraggio, nonché associazioni ambientaliste  e portatori di interesse. Uno strumento di governance complementare, che aiuta a rendere più efficace la gestione del fiume  evitando sovrapposizioni  e senza intaccare le competenze esistenti .

Una cabina di regia Regione-Provincia, con un ruolo chiaro per ogni ente, eviterebbe il rischio di dispersione e rallentamenti. Gli interventi sul basso Vomano sono importanti, ma senza una gestione coordinata dell’intero bacino idrografico (dalla sorgente alla foce), si rischia di risolvere problemi localizzati senza affrontare le cause più a monte, come  l’erosione degli argini, il dissesto idrogeologico e la gestione delle risorse idriche.  I Comuni maggiormente interessati al  Contratto di Fiume Vomano dovrebbero essere   quelli  di Pineto e Roseto  esposti nel tratto finale del decorso fluviale,   sui quali viene trasferita  l’incombenza  e  l’onere finanziario, tra le altre, della pulizia dei rifiuti spiaggiati  provenienti dal fiume Vomano .

    Paradossalmente, per risolvere una questione complessa serve uno strumento altrettanto articolato, ma progettato per essere di facile applicazione, così da trasformare la complessità in una soluzione concreta.