Il “ viale dei bagolari” . Così mi piace chiamarlo, il viale che insiste tra la palestra comunale e il campo di calcetto, che parte dalla stradina sterrata retrostante per arrivare sino al guard-rail della SS16. Un tempo crocevia di carriole novizie e di rotaie, prima per il trasporto dell’argilla dalla collina alla fornace di mattoni, in seguito per il trasferimento dei laterizi necessari per la realizzazione di Parco Filiani. Il viale dei bagolari partiva dalla foresteria ( le “arcatelle”) la cui uscita dalla Villa risulta oggi murata, e conduceva sia al Parco che all’Orto degli Aranci . La percezione visiva è che le piante versano in buone condizioni, ma andrebbero comunque monitorate ; mentre la valenza storica del viale e la specie arborea del bagolaro ( l”albero dei rosari”) illustrate in/con una bacheca di legno illuminata da un faretto per la fruizione notturna,
L’argano come totem del lavoro marinaro
Sebbene priva di una grande tradizione marinara, anche sulla costa pinetese si era abituati ad incontrare argani o verricelli nei pressi delle aree di alaggio o della piccola marineria, custodi di anni di pesca e di attività . L’argano è stato sempre visto quale strumento di fatica e di precisione, serviva a tirare a secco le barche dei pescatori e, nel tempo, è diventato simbolo di un mondo del lavoro fondato sull’ingegno,sulla misura e sull’impegno.
La letteratura e la poesia hanno spesso riconosciuto negli strumenti del mare — funi, verricelli, alberi, vele — metafore della tensione tra l’uomo e la natura. In testi come Moby Dick di Melville o in liriche contemporanee quali L’Argano di Simona Elia, il meccanismo tecnico diventa figura dell’esistenza: il continuo tirare, mollare, resistere e ripetersi. Gli argani dismessi mantengono un valore totemico, anche se la piccola pesca si serve ora di altre strutture: richiamano la solidarietà dei mestieri, la pazienza del lavoro, il ritmo ciclico del mare. Restaurarli o conservarli non significa solo proteggere un oggetto, ma dare voce a una memoria ancora viva, fatta di mani, sale e tempo .
Silenziose sentinelle di postazioni vive e vitali, assistenti anonimi di concerti e di albe rosseggianti, aprivano e chiudevano le giornate di mare. Avvolti da una ruggine protettiva e abbandonati nel loro isolato riposo, sono stati quasi tutti rimossi per motivi di sicurezza. Bisognava occuparsene prima che fossero rimossi con attività mirate di recupero e di valorizzazione, come è stato fatto altrove. Alcuni argani storici, infatti, sono stati restaurati e inseriti in un percorso didattico sui lungomare, con pannelli che spiegano il funzionamento e il ruolo nella pesca locale; Musei della Marineria conservano e raccontano il funzionamento di verricelli tradizionali e in Sardegna e Sicilia, in diversi borghi costieri (come Bosa, Carloforte, Aci Trezza) si trovano esempi di argani mantenuti come elementi di arredo urbano e memoria collettiva, spesso accanto a vecchie barche o reti. Ci restano le foto e le immagini del contesto e dei momenti che questi totem hanno condiviso con natanti, pescatori, gabbiani e il movimento del mare.









Foto di Angelo Stama
Il Catasto degli Alberi Monumentali
Un censimento da inserire negli strumenti di pianificazione urbanistica
La Legge n. 10/2013 (Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani) individua come potenzialmente “monumentali “, oltre agli alberi isolati che costituiscono rari esempi di maestosità e/o longevità oppure che mostrino un particolare pregio naturalistico per rarità della specie, anche i “filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti in contesti urbani “.
Il Catasto degli Alberi Monumentali si configura come uno strumento fondamentale per censire, proteggere e promuovere alberi e conformazioni arboree che rivestono una importanza identitaria e una valenza storica- culturale. Il Comune di Pineto, il cui stesso nome è un omaggio alla sua vocazione verde (nomen omen), rappresenta un modello virtuoso di coesistenza tra sviluppo urbano e tutela del paesaggio naturale. Qui, il sistema delle pinete non è soltanto un patrimonio ambientale, ma anche un’identità storica e culturale condivisa. Il territorio comunale comprende una rete articolata di aree verdi pubbliche, quali la Pineta Storica e la sua prosecuzione fino alla Torre di Cerrano, simbolo per eccellenza della Città; Parco Filiani quale lascito della illuminata visione naturalistica di Luigi Corrado Filiani, e un sistema di pinete private tra le quali la “Pinetuccia “ , posta sul crinale di Colle Pigno, che più di altre identifica il territorio (landmark) con la solare e semplice visione al passaggio nella A14.
Ma anche gli alberi di gelso esprimono una valenza storica per il bacologico sorto negli anni ’30 del secolo scorso, così come filari di querce e di uliveti sono tati definiti, ante litteram, cuori estetici del territorio pinetese. Queste pinete non sono semplici insiemi di alberi, ma filari concepiti con ordine, veri e propri monumenti verdi che raccontano la storia della città e dei suoi abitanti.
La Legge 10/2013 prevede che le Regioni effettuino la raccolta dei dati risultanti dal censimento operato dai Comuni e, sulla base degli elenchi comunali, redigono gli elenchi regionali e li trasmettono al Ministero delle Politiche Agricole-Alimentari e Forestali, che gestisce l’elenco degli alberi monumentali e dei boschi vetusti d’Italia.
La loro tutela attraverso l’inserimento nel Catasto degli Alberi Monumentali, pertanto, è un atto di responsabilità verso le future generazioni. È la conferma che il verde pubblico non è solo elemento decorativo, ma cuore pulsante della storia, dell’identità e della vivibilità urbana, e la redazione degli strumenti di pianificazione previsti e richiesti dalla nuova Legge Regionale sull’ Urbanistica ( L.58/2023) rappresenta una grande occasione per istituzionalizzare tale censimento quale strumento di sintesi e di identità storica e ambientale del Comune di Pineto in particolare, e di tutti i Comuni che ospitano conformazioni arboree meritevoli di tutela e di valorizzazione in generale.
IL CONTRATTO DI FIUME VOMANO
L’ideale sarebbe una governance mista per la gestione di uno strumento di alta complessità.
Il Contratto di Fiume (CdF) è un’accordo tra soggetti che hanno la responsabilità della gestione e dell’uso delle acque nella pianificazione del territorio e nella tutela dell’ambiente. Persegue obiettivi derivanti da normative in materia ambientale con particolare riferimento a Direttive Europee e Accordi internazionali che interessano il rischio alluvioni, gli ecosistemi acquatici nonché la gestione integrata delle acque le cui politiche di governo e di controllo vanno affiancate alle altre politiche ambientali e di gestione locale del territorio.
Un primo e formale tentativo di istituire il Contratto di Fiume Vomano risale al 2015, quando il Sindaco del Comune di Pineto, Robert Verrocchio, avviò un confronto con gli altri Comuni del bacino idrografico del Vomano proponendosi come capofila. La delibera di Consiglio Comunale n.2/2015 istituiva un protocollo di intesa che disciplinava le fasi successive delle attività necessarie per la stipula del contratto, ma la lodevole iniziativa fu ratificata da pochi Comuni e si perse nel vortice temporale dell’alternarsi delle diverse consiliature, vanificata probabilmente anche dalla complessità e dall’ampiezza di intervento.
Migliore sorte ha avuto, invece, il Contratto di Fiume Tordino, il cui iter istitutivo è stato realizzato dalla Provincia di Teramo prima ancora del riconoscimento ( 2017) nel proprio strumento di pianificazione territoriale ( P.T.C.P) , ed ora si trova nella fase di ascolto e di condivisione degli enti locali e dei portatori di interesse. Così come il Contratto di Fiume Cerrano-Calvano-Foggetta- Concio, con l’Area Marina Protetta Torre di Cerrano capofila, è stato di recente oggetto di rinnovo e di aggiornamento nel documento strategico e nel Piano di azione 2024/2027; ma qui si parla di torrenti classificati come fiumi minori la cui manutenzione ordinaria degli alvei compete comunque ai Comuni .
Il fiume Vomano registra una maggiore complessità rispetto al Tordino, sia per la lunghezza che per la varietà e il numero dei territori attraversati (16 Comuni) , oltre alla presenza di strutture strategiche quali le centrali idroelettriche; l’intersezione con diverse zone industriali e la presenza alla foce del porto di Roseto e di una macchia verde da salvaguardare e valorizzare. Diversi sono, inoltre, gli interventi strutturali attivati dalla Regione quali la realizzazione del canale scolmatore per la mitigazione del rischio idrogeologico nel Comune di Pineto con due lotti funzionali, oltre all’intervento di riduzione del rischio idraulico a tutela del tratto fociale del fiume per l’importo di euro 7milioni, che prevede il recupero di tre arcate del ponte ferroviario per il deflusso delle acque, con lo spostamento dell’argine sinistro verso nord.
Il Contratto di Fiume Vomano potrebbe essere perseguito, pertanto, vista la complessità del contesto rappresentato , attraverso una gestione mista e una governance multilevel Regione-Provincia, la prima ( Regione) come Ente di riferimento per strategie, finanziamenti e integrazione con la pianificazione ambientale e territoriale; la seconda ( Provincia di Teramo) come coordinamento tra i Comuni , supervisione operativa e raccordo tra gli enti funzionali quali Consorzio di Bonifica, Autorità di Bacino Distrettuale, Università di Teramo e altri centri di ricerca per il supporto scientifico per studi e monitoraggio, nonché associazioni ambientaliste e portatori di interesse. Uno strumento di governance complementare, che aiuta a rendere più efficace la gestione del fiume evitando sovrapposizioni e senza intaccare le competenze esistenti .
Una cabina di regia Regione-Provincia, con un ruolo chiaro per ogni ente, eviterebbe il rischio di dispersione e rallentamenti. Gli interventi sul basso Vomano sono importanti, ma senza una gestione coordinata dell’intero bacino idrografico (dalla sorgente alla foce), si rischia di risolvere problemi localizzati senza affrontare le cause più a monte, come l’erosione degli argini, il dissesto idrogeologico e la gestione delle risorse idriche. I Comuni maggiormente interessati al Contratto di Fiume Vomano dovrebbero essere quelli di Pineto e Roseto esposti nel tratto finale del decorso fluviale, sui quali viene trasferita l’incombenza e l’onere finanziario, tra le altre, della pulizia dei rifiuti spiaggiati provenienti dal fiume Vomano .
Paradossalmente, per risolvere una questione complessa serve uno strumento altrettanto articolato, ma progettato per essere di facile applicazione, così da trasformare la complessità in una soluzione concreta.
L’ Area Marina Protetta Torre del Cerrano ( AMP) : un esempio virtuoso di gestione ambientale che punta all’eccellenza
A quindici anni dalla sua istituzione, l’AMP Torre del Cerrano rappresenta un modello avanzato di tutela ambientale e di valorizzazione del territorio, ben disegnato da una intensa attività didattica e di certificazione di un turismo responsabile che passa attraverso l’obiettivo principale di preservazione dell’ecosistema marino e costiero . La Torre ne rappresenta il simbolo mentre la Biblioteca e il Museo del Mare, insieme ad una mostra permanente di immagini e di documenti, ne custodiscono la storia e la narrazione dell’ intera area del Cerrano. Ora che l’Antico Porto del Cerrano ha ottenuto il riconoscimento di “sito di interesse culturale” con decreto ministeriale ( 2024), la vita in simbiosi con la Torre continua sempre più nell’ottica di valorizzazione di tutto il contesto e delle documentate vestigia sommerse.
Sito di importanza comunitaria ( SIC), tra le importanti e diverse certificazioni che ne attestano l’impegno per la sostenibilità e la qualità ambientale, spicca l’adesione al conseguimento della fase II^ della CETS, la Carta Europea dello Sviluppo Sostenibile, una certificazione che rappresenta anche un incentivo per lo sviluppo delle attività ecoturistiche di qualità . Non solo “fratino “( Charadius Alexandrinus), ma anche il progetto Life DELFI e il Dolphin watching per la conservazione e osservazione dei delfini; il monitoraggio e la tutela delle nidificazioni delle tartarughe e l’apiario didattico inserito nel giardino botanico, per arrivare alla banca del germosperma prevista nel più ampio progetto SEED (SprEad and storE coastal bioDiversity) finanziato con fondi PNRR.
Sono diverse, comunque, le sfide che l’AMP Torre del Cerrano continua ad affrontare, quali l’impatto dell’inquinamento, l’erosione costiera e la pressione turistica che rischia di sovraccaricare l’ecosistema in determinati periodi dell’anno. Di converso, si registrano importanti progetti già finanziati e che andranno a realizzarsi : la ristrutturazione e conservazione della Torre per un intervento di € 2.838.766, grazie al finanziamento del governo centrale a valere sulla quota 8xmille; la valorizzazione e riqualificazione del giardino botanico finanziato dai fondi PNRR per € 240.000; l’efficientamento energetico della Torre e della sede legale ( Villa Filiani) di complessivi euro 283.000 , mentre sono già in corso i lavori di completamento del tratto di ciclabile ( bike to coast) che attraversa il giardino botanico.
Ma le progettazioni e i lavori che il Co.Ges ( Consorzio di Gestione) dell’ Area Marina Protetta del Cerrano dovrà seguire prima del rinnovo del mandato previsto agli inizi del 2026, interessano non soltanto gli interventi strutturali elencati bensì anche la definizione della gestione dei servizi turistici ( nuovo bando), il nuovo Info-point a Silvi e il progetto “ Ecoalaggi “, quest’ultimo finalizzato alla risoluzione dell’annoso problema di insediamento e della migliore funzionalità dei centri velici; per non dimenticare l’attuazione del rinnovato Contratto di Fiume Cerrano – Calvano- Foggetta- Concio.
Così come determinante, per la migliore fruizione dei servizi dell’Area Marina Protetta , sarà la realizzazione dei parcheggi antistanti il sottopasso di ingresso alla spiaggia, per la quale mancherebbero le ultime autorizzazioni e la sottoscrizione della Convenzione tra i due proprietari privati dei terreni e il Comune di Pineto .
Quale ultima e residuale possibilità di estensione dell’Area Marina Protetta, sembra ormai imminente la concessione in comodato d’uso gratuito della struttura meglio conosciuta come la “ Ex Scuola “, posizionata di fronte la Torre lato collina e di proprietà della Provincia di Teramo, con la possibilità di svilupparvi progettualità complementari come laboratori di assistenza veterinaria e di ricerca studi di cetacei, oppure un centro di recupero e di riabilitazione di tartarughe marine.
In sintesi, la virtuosità raggiunta sinora dalla gestione della Area Marina Protetta grazie alla condivisione attiva di tutti gli Enti partecipanti (Comune di Pineto , Comune di Silvi, Provincia di Teramo e Regione Abruzzo), si appresta ad essere modellata e orientata verso l’eccellenza a compimento delle numerose progettualità e dei servizi elencati che dovranno essere portati avanti , e a termine , con velocità sincrona e parallela.



































