Rischio idrogeologico- La regola delle 5W e la matrice di Eisenhower

    Adottata quale regola fondamentale nel giornalismo tradizionale anglosassone, la regola delle 5W   (Who, What, Where, When, Why)  può essere utilizzata in tutti gli ambiti operativi, aziendali e sportivi, e nella gestione dei progetti in generale. Rispondere alle 5 domande in modo chiaro, permette di strutturare qualsiasi intervento in maniera ordinata. La matrice di Eisenhower, riferita al 34^ Presidente degli Stati Uniti ( 1953-1961) e generale dell’esercito statunitense durante la Seconda Guerra Mondiale è, invece, uno strumento di gestione del tempo e delle priorità che aiuta a classificare le attività in base alla loro urgenza e importanza, e si compone di quattro quadranti: 

1. Urgente/importante (priorità assoluta, da fare subito), 2. Importante/Non urgente (da pianificare), 3. Urgente/Non importante (da delegare), 4. Non urgente/non importante (da rinviare o eliminare).

 Trattasi di strumenti semplici, tuttaltro che superficiali il cui uso combinato, se adattati alla gestione della res pubblica, possono diventare un valido supporto per organizzare e seguire meglio  i processi decisionali  e rispondere in modo concreto ai bisogni della collettività.   Trattando, ad esempio, una problematica che accomuna tutto il territorio nazionale, quella del rischio idrogeologico,  riferendoci  soprattutto alla cronaca di questi giorni sulla situazione della Città di Niscemi, ma anche  alle frane  e smottamenti e  alle problematiche  strutturali di erosione della costa  che interessano il nostro  comprensorio,  va da se che le relative opere di mitigazione  e di intervento siano tutte (ce lo auspichiamo) classificate dai  Comuni,  nella propria agenda programmatica,  tra le opere urgenti/importanti, e in maniera congrua abbiano  risposto  alle 5W.

Quando la risoluzione di tali situazioni, sia sotto il profilo tecnico che finanziario, diventa di competenza di un Ente sovracomunale, stabilire che la problematica è urgente/importante   non basta più,   occorre che la  priorità  resti tale nel tempo e  le 5W   diventino uno strumento politico e di governo,   usate in modo dinamico per   diventare un indicatore di avanzamento,  di aggiornamento  del  grado di rischio,   di sollecitazione per le sedi decisionali competenti verificandone la persistenza degli interlocutori,   ricalibrando,   se necessario,  il livello  di urgenza.   L’uso costante di questi strumenti dovrebbe generare nei Comuni una sorta di riflesso pavloviano, diventare una pratica continua e automatica di governo, capace di attivare subito la verifica e la priorità nonché il monitoraggio delle azioni necessarie.  Non più soltanto bussola, perché la vera priorità pubblica non è solo decidere cosa fare, ma assicurarsi che venga fatto in tempo.

“CI VEDIAMO IN CENTRO “

Lo  slogan “CI VEDIAMO IN CENTRO”   era nato  dopo l’acquisizione   di Villa Filiani da parte dell’Amministrazione Comunale, avvenuta  intorno  agli anni 2000.  Conteneva l’idea di   riqualificare  gli spazi adiacenti  alla Villa,    quale il percorso in asse con la Stazione,  la pedonalizzazione di un tratto della strada principale e le traverse parallele alla Chiesa   e al Municipio, includendo anche Via Cristoforo Colombo;   immaginava di  creare un unicum tra Villa e Piazza della Libertà,    grazie anche  al trasferimento dell’ edicola . 
Rendere il centro cittadino  uno spazio sempre più pubblico, significava anche disegnare i profili e l’estensione   di un   centro commerciale naturale,  uno spazio  studiato non solo per la passeggiata ma  anche per favorire il cosiddetto commercio di prossimità o di vicinato.   Ad oggi, alcuni  interventi sono stati realizzati  e  hanno migliorato la vivibilità del contesto, grazie soprattutto alla eliminazione del traffico  prospiciente la Stazione; altri sono da ultimare,  molti  ancora  da avviare ma che  andrebbero rimodulati  in  un intervento complessivo  di riqualificazione urbana. 
 Nel tempo, alcuni particolari  si sono offuscati quale,  ad esempio, la unitarietà di intervento   tra   il labirinto in siepi di bosso  inserito  nel giardino della Villa - che andrebbe ripristinato -  e l’orologio solare  con linea meridiana  e  fontana,    installati in piazza   G. Marconi ( ora Tito Marucci). Tale labirinto, con la sua geometria e la sua accezione metaforica di luogo  deputato al gioco, era inteso come cerniera tra la Villa e il nuovo  spazio urbano, di  connessione simbolica attraverso  il gioco delle acque.     In attesa di  un intervento  organico, andrebbe definita la pavimentazione nel tratto prospiciente  l’edicola,  questa da riaprire quanto prima considerata la funzione aggregante che la stessa esprime. Così come il parcheggio della stazione lo si può immaginare alberato,  e il complesso sportivo “Gli Oleandri”  collegato  funzionalmente  al Parco Filiani, un parco urbano che necessita di una stretta connessione con la centralità della Città.  Prioritaria, per rendere il progetto ancora più  fluido,  è la decongestione del traffico  nella via principale, attraverso   l’innesto  di Via Leonardo da Vinci alla SS16. 
Pertanto,   confidando nella riapertura di nuovi bandi per la rigenerazione  urbana ( il Comune di Pineto ha partecipato all’ ultimo,  purtroppo senza successo), nell’immediato  l’ obiettivo principale  rimane quello di ridisegnare il perimetro di intervento  che inizialmente era stato  immaginato con un semplice slogan, che oggi più che mai torna ad essere un impegno : “CI VEDIAMO IN CENTRO “ .

PONTE CICLOPEDONALE DEL VOMANO

Manutenzione, videosorveglianza, illuminazione e sicurezza.
La valenza strategica, la piena funzionalità e l’estetica dell’opera sono state apprezzate sin dal giorno dell’inaugurazione, tenutasi il 26 Novembre 2022. L’opera, che collega i due Comuni di Roseto e Pineto, rapprensentava l’ultimo attraversamento previsto e da realizzare sulla costa teramana nel programma complessivo del Bike to Coast, ed era inserita anche nel “Progetto di salvaguardia idraulico ambientale del Fiume Vomano “ . Per dimensioni e caratteristiche di costruzione, essa costituisce un’opera infrastrutturale significativa che consente alle due comunità di interagire più efficacemente. In precedenza, infatti, erano collegate soltanto dalla strada statale ad alta intensità di traffico che, nel periodo estivo, triplica i flussi e raddoppia i tempi di percorrenza. L’opera favorisce, in via generale, anche le escursioni di lunga distanza dei numerosi cicloamatori e rappresenta un favorevole punto di osservazione paesaggistica, con il Gran Sasso a Ovest e il mare e il bosco golenale ad Est.
Nella realizzazione del progetto del ponte ciclopendonale, la Regione Abruzzo ha svolto il ruolo di Ente concedente, finanziando l’opera; la Provincia di Teramo quello di soggetto concessionario del progetto e dei lavori, con funzione di stazione appaltante; mentre i due Comuni di Roseto e Pineto risultano destinatari dell’infrastruttura. I diversi Enti interessati hanno proceduto con l’inaugurazione dopo il collaudo statico del ponte riservandosi di definire, da lì a breve, l’aspetto finanziario e tutte le altre procedure di profilo tecnico e amministrativo.
Tali adempimenti risulterebbero ad oggi conclusi da tempo; permane, tuttavia, il ritardo nella presa in carico dell’opera da parte dei due Comuni, come previsto dallo schema di convenzione che disciplina il finanziamento. Alla sottoscrizione della Convenzione – che regola i diversi adempimenti quali la manutenzione ordinaria e straordinaria, la videosorveglianza ( da integrare nei rispettivi sistemi comunali), la sicurezza e l’illuminazione del ponte, la cui fornitura elettrica è attualmente assicurata dal Comune di Pineto- dovrebbe affiancarsi la classificazione e l’acquisizione dell’opera al patrimonio, verosimilmente con delibera dei rispettivi Consigli Comunali.
E’ notizia di questi giorni, a titolo di raffronto e di esempio, che i Comuni di Tortoreto e Giulianova abbiano adottato provvedimenti urgenti per finanziare i lavori di riparazione del ponte ciclopedonale del Salinello che collega i due centri in quanto, in alcuni punti della superficie calpestabile e ciclabile, presenta evidenti segni di cedimento. In questo caso, la Provincia si è resa disponibile come stazione appaltante, mentre i lavori saranno a carico dei due Comuni, sulla base della convenzione stipulata nel 1998. Per il ponte ciclopedonale del Vomano si confida, pertanto, che il ritardo registrato da parte dei due Comuni – a fronte anche delle prime esigenze di manutenzione – venga colmato al più presto, ancor prima del quarto anno dell’inaugurazione, definendo i rispettivi ruoli degli Enti coinvolti e valorizzando appieno un’opera monumentale che necessita e merita di essere preservata nella sua bellezza  e nella sua funzione strategica,  con un’attenzione  mirata e  costante. 

Il fascinoso progetto di Luigi Corrado Filiani.

       L’idea di Luigi Corrado Filiani era quella di collegare il Parco a lui intitolato con la sovrastante “Pinetuccia”, che si estende sul crinale della collina. Questo ambizioso progetto ci fu illustrato tempo addietro da Pierino D’Amico, che per anni si occupò della manutenzione delle pinete e che, più di ogni altro, ebbe modo di conoscere da vicino questa visione.  Il percorso, che abbiamo avuto modo di ripercorrere insieme nei suoi punti strategici, prevedeva soste intermedie e una serie di sentieri che conducevano fino a Colle Pigno.  L’obiettivo principale di Filiani era   permettere a chiunque di godere dello splendido panorama immerso nella frescura dell’ombrosa “Pinetuccia”. L’itinerario si snodava attraverso alcune oasi boschive distribuite nella campagna aperta, toccando anche diverse case coloniche che, secondo il progetto, avrebbero potuto essere trasformate in punti di ristoro.   Proseguendo attorno alla collina del crinale e attraversando un tratto semi-pianeggiante, si raggiunge Colle Pigno, che si erge fino a 249 metri sul livello del mare. Proprio lì Filiani fece realizzare un serbatoio d’acqua, tuttora funzionante, per garantire l’approvvigionamento idrico alle abitazioni rurali della zona. Sulla cornice superiore del manufatto è incisa la scritta “Incipit Vita Nova”, simbolo di rinascita e visione futura. Il progetto prevedeva inoltre la costruzione, sulla sommità, di una struttura in stile “castelluccio”, simile a quella del Parco Filiani, da cui ammirare il paesaggio circostante e il paese ideale immerso nel verde delle pinete. Ancora oggi i boschetti e i casolari esistono, testimoni silenziosi di un progetto che non fu mai portato a compimento. Con la morte di Filiani nel 1964, questa affascinante visione rimase incompiuta, ma continua a rivelare la lungimiranza del suo ideatore. Nella grafica che riproduce il tracciato originario è stato ipotizzato un ulteriore percorso, che costeggia la strada provinciale. Questa variante si inserisce in un progetto più ampio, già corredato da uno studio di prefattibilità, volto alla realizzazione di una “strada panoramica” tra Pineto e Mutignano.

      Riesumare oggi il progetto di Luigi Corrado Filiani non rappresenta soltanto un’operazione di memoria storica, ma può diventare un’importante occasione di rinnovata attenzione e concreta salvaguardia di luoghi fortemente identitari per il territorio, quali il Parco Filiani e la” Pinetuccia “.        Quest’ultima, in particolare, può essere riconosciuta come un vero e proprio landmark paesaggistico, capace di caratterizzare visivamente e simbolicamente l’intero ambito collinare, e di raccontare il profondo legame tra paesaggio, storia e comunità.  Alla luce di ciò, appaiono oggi quanto mai necessari interventi di manutenzione straordinaria e di riqualificazione, sia all’interno del Parco Filiani, bene di proprietà pubblica, sia nell’area della “Pinetuccia” di proprietà privata, entrambi già riconosciuti e tutelati sotto il profilo paesaggistico. L’obiettivo potrebbe essere quello di restituire piena fruibilità a questi luoghi, recuperandone la funzione originaria di spazi di relazione, contemplazione e attraversamento lento del paesaggio. In questa prospettiva, il recupero dei percorsi, delle aree di sosta e degli elementi storici esistenti — come i casolari e i tracciati originari — assumerebbe un valore non solo ambientale, ma anche culturale e sociale. Rileggere il progetto di Filiani in chiave contemporanea significa dunque coglierne la straordinaria attualità: una visione che anticipava temi oggi centrali, quali la mobilità dolce, la sostenibilità e la valorizzazione integrata del paesaggio. Ripartire da questa eredità potrebbe offrire l’occasione per costruire un progetto condiviso, capace di coniugare tutela, sviluppo e identità territoriale.

Fusione tra i Comuni di Atri, Pineto e Silvi : un percorso corretto e condiviso per affrontare seriamente il tema

La possibile fusione tra i Comuni di Pineto e Atri è un tema che riemerge periodicamente, e se oggi torna di attualità è importante spostare il confronto dal piano politico-mediatico a quello tecnico e partecipativo. Riemerge proprio mentre la vicina fusione della Nuova Pescara, di ben altra dimensione, sembra stentare ed essere entrata in una fase di stagnazione, condita da ripensamenti e ostruzionismi. In realtà già nella passata consiliatura, sulla spinta di alcuni movimenti civici, i due Comuni di Pineto e Atri avevano avuto brevi interlocuzioni e sporadici incontri pubblici senza catturare, comunque, il pathos giusto e necessario dei cittadini.
E’ stato sufficiente un semplice articolo congiunto dei due Sindaci di Atri e Pineto per riattivare le attenzioni della politica e del mondo civico, provocando anche la reazione del Comune di Silvi, soprattutto da parte delle attuali forze di opposizione Pd e M5S, che rivendicano come il progetto di fusione e altre iniziative integrate di servizi, anche di profilo turistico culturale, abbiano interessato sempre i tre Comuni delle “Terre del Cerrano” e che, pertanto, non vogliono essere esclusi a priori da questo progetto. Di tutt’altro avviso, appare, invece il Sindaco di Silvi, il quale paventa l’indizione di un referendum per l’annessione alla Grande Pescara, che provocherebbe anche la riperimetrazione delle Province, preoccupato “ che la fusione con Atri e Pineto potrebbe relegare il suo territorio a ruolo di Cenerentola, portando risorse e stabilità senza un ritorno proporzionato “. Il riaffiorare del dibattito sulla possibile fusione tra i Comuni di Pineto e Atri, con l’eventuale coinvolgimento di Silvi rappresenta, comunque, un’occasione importante per avviare una riflessione seria sul futuro del territorio che richiede un percorso chiaro, partecipato e fondato su dati concreti. Ma deve prevalere un aspetto, quello che la fusione deve servire soprattutto ai cittadini che devono avere la percezione del miglioramento dei servizi e la riduzione dei costi, che le opportunità economiche aumentino e che il territorio diventi più competitivo sotto diversi aspetti, anche turistico e culturale, Se il tutto non è chiaro e non traspare, la fusione diventa solo politica.
Si cerca, pertanto, di individuare il percorso ottimale da adottare sotto il profilo istituzionale e legislativo, che superi i tentativi e le motivazioni di geopolitica locale che si raccolgono dal web, intrisi di sommarie analisi storiche e socioeconomiche che escludono un approccio esegetico di livello superiore. L’analisi di contesto rileva, intanto, che diverse sono le interazioni tra i tre Comuni, quali il Consorzio di Bonifica Piomba-Fino (trasformatasi in una seria problematica), il Piano Sociale di Zona Sud e l’Area Marina Protetta del Cerrano (Pineto 45% e Silvi 25%, con il Cda in corso di rinnovo); e progetti unitari condivisi nel passato, quale la “Polizia Locale del Cerrano” e la candidatura Unesco del sito Atri-Cerrano nel 2010.
Al momento non sembra minimamente considerata la valutazione di iniziare con l’Unione dei Comuni, come nella Val Vibrata, visto che diversi sono i servizi e le sinergie che li avvicina, per poi procedere con la Fusione.
Il primo passo, a mio avviso imprescindibile, dovrebbe essere l’organizzazione di un convegno pubblico dedicato al tema delle fusioni comunali, aperto a cittadini, associazioni, categorie economiche e amministratori. Un momento di confronto che non sia propaganda ma informazione tecnica. In questa sede sarebbe utile portare la testimonianza concreta di una fusione già realizzata con successo, possibilmente tra comuni di dimensioni omogenee a quello in esame, per comprenderne i vantaggi, difficoltà iniziali e risultati ottenuti nel medio periodo. Ascoltare amministratori e tecnici che hanno vissuto direttamente questi processi permetterebbe di superare paure e luoghi comuni, offrendo un quadro realistico delle opportunità e delle criticità.
Successivamente, ciascun Comune dovrebbe affrontare l’argomento all’interno del proprio Consiglio comunale attraverso una discussione generale, senza assumere alcuna deliberazione vincolante. L’obiettivo di questa fase non sarebbe decidere, ma sensibilizzare tutte le forze politiche e avviare un confronto pubblico trasparente. I partiti e i movimenti rappresentati nei Consigli comunali, infatti, sono espressione delle comunità locali e dovrebbero a loro volta discutere il tema nelle rispettive sedi, favorendo un dialogo diffuso sul territorio.
Solo in una fase successiva, quando il tema sarà stato adeguatamente approfondito e condiviso, potrebbe essere utile convocare un Consiglio comunale congiunto tra i Comuni interessati. Un momento simbolicamente e politicamente importante, nel quale si potrebbe deliberare una mozione di indirizzo finalizzata non alla fusione immediata, ma all’avvio di uno studio indipendente.
Questa mozione potrebbe prevedere la selezione di una società esterna specializzata, incaricata di realizzare un’analisi tecnica ed economica approfondita, valutando in modo oggettivo rischi e opportunità, costi e benefici dell’eventuale fusione. Lo studio dovrebbe includere un’analisi SWOT, valutare l’organizzazione dei servizi, la sostenibilità finanziaria, la gestione del personale, le prospettive di sviluppo e il dimensionamento demografico reale del territorio.
Un elemento spesso sottovalutato riguarda, infatti, la popolazione effettivamente presente nei mesi estivi. I comuni costieri, quali Pineto e Silvi, registrano durante la stagione turistica un aumento consistente delle presenze, con un incremento stimabile in almeno trentamila persone complessive tra residenti stagionali e turisti. Questo dato incide direttamente sulla pianificazione dei servizi, della viabilità, della sicurezza e della gestione ambientale, e deve essere tenuto in considerazione in qualsiasi valutazione futura.
Solo dopo aver completato questo percorso di informazione, confronto politico e analisi tecnica sarebbe possibile avviare una discussione più consapevole sulla scelta finale, che per legge passa comunque attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini tramite referendum consultivo.
Una fusione comunale non deve essere vista come una perdita di identità, ma come una possibile evoluzione amministrativa capace di rafforzare il territorio, a condizione che venga costruita con gradualità, trasparenza e partecipazione. L’obiettivo non deve essere quello di unire Enti sulla carta, ma di migliorare servizi, sviluppare opportunità economiche e migliorare la qualità della vita delle comunità coinvolte.
Solo un percorso condiviso può trasformare un tema potenzialmente divisivo in un’occasione di crescita per l’intero territorio. E, tuttavia, una scelta di questa portata non può nascere da dichiarazioni estemporanee o da posizioni politiche isolate.


Dott. Ernesto Iezzi
già Presidente del Consiglio Comunale di Pineto
ex Consigliere Provinciale