La possibile fusione tra i Comuni di Pineto e Atri è un tema che riemerge periodicamente, e se oggi torna di attualità è importante spostare il confronto dal piano politico-mediatico a quello tecnico e partecipativo. Riemerge proprio mentre la vicina fusione della Nuova Pescara, di ben altra dimensione, sembra stentare ed essere entrata in una fase di stagnazione, condita da ripensamenti e ostruzionismi. In realtà già nella passata consiliatura, sulla spinta di alcuni movimenti civici, i due Comuni di Pineto e Atri avevano avuto brevi interlocuzioni e sporadici incontri pubblici senza catturare, comunque, il pathos giusto e necessario dei cittadini.
E’ stato sufficiente un semplice articolo congiunto dei due Sindaci di Atri e Pineto per riattivare le attenzioni della politica e del mondo civico, provocando anche la reazione del Comune di Silvi, soprattutto da parte delle attuali forze di opposizione Pd e M5S, che rivendicano come il progetto di fusione e altre iniziative integrate di servizi, anche di profilo turistico culturale, abbiano interessato sempre i tre Comuni delle “Terre del Cerrano” e che, pertanto, non vogliono essere esclusi a priori da questo progetto. Di tutt’altro avviso, appare, invece il Sindaco di Silvi, il quale paventa l’indizione di un referendum per l’annessione alla Grande Pescara, che provocherebbe anche la riperimetrazione delle Province, preoccupato “ che la fusione con Atri e Pineto potrebbe relegare il suo territorio a ruolo di Cenerentola, portando risorse e stabilità senza un ritorno proporzionato “. Il riaffiorare del dibattito sulla possibile fusione tra i Comuni di Pineto e Atri, con l’eventuale coinvolgimento di Silvi rappresenta, comunque, un’occasione importante per avviare una riflessione seria sul futuro del territorio che richiede un percorso chiaro, partecipato e fondato su dati concreti. Ma deve prevalere un aspetto, quello che la fusione deve servire soprattutto ai cittadini che devono avere la percezione del miglioramento dei servizi e la riduzione dei costi, che le opportunità economiche aumentino e che il territorio diventi più competitivo sotto diversi aspetti, anche turistico e culturale, Se il tutto non è chiaro e non traspare, la fusione diventa solo politica.
Si cerca, pertanto, di individuare il percorso ottimale da adottare sotto il profilo istituzionale e legislativo, che superi i tentativi e le motivazioni di geopolitica locale che si raccolgono dal web, intrisi di sommarie analisi storiche e socioeconomiche che escludono un approccio esegetico di livello superiore. L’analisi di contesto rileva, intanto, che diverse sono le interazioni tra i tre Comuni, quali il Consorzio di Bonifica Piomba-Fino (trasformatasi in una seria problematica), il Piano Sociale di Zona Sud e l’Area Marina Protetta del Cerrano (Pineto 45% e Silvi 25%, con il Cda in corso di rinnovo); e progetti unitari condivisi nel passato, quale la “Polizia Locale del Cerrano” e la candidatura Unesco del sito Atri-Cerrano nel 2010.
Al momento non sembra minimamente considerata la valutazione di iniziare con l’Unione dei Comuni, come nella Val Vibrata, visto che diversi sono i servizi e le sinergie che li avvicina, per poi procedere con la Fusione.
Il primo passo, a mio avviso imprescindibile, dovrebbe essere l’organizzazione di un convegno pubblico dedicato al tema delle fusioni comunali, aperto a cittadini, associazioni, categorie economiche e amministratori. Un momento di confronto che non sia propaganda ma informazione tecnica. In questa sede sarebbe utile portare la testimonianza concreta di una fusione già realizzata con successo, possibilmente tra comuni di dimensioni omogenee a quello in esame, per comprenderne i vantaggi, difficoltà iniziali e risultati ottenuti nel medio periodo. Ascoltare amministratori e tecnici che hanno vissuto direttamente questi processi permetterebbe di superare paure e luoghi comuni, offrendo un quadro realistico delle opportunità e delle criticità.
Successivamente, ciascun Comune dovrebbe affrontare l’argomento all’interno del proprio Consiglio comunale attraverso una discussione generale, senza assumere alcuna deliberazione vincolante. L’obiettivo di questa fase non sarebbe decidere, ma sensibilizzare tutte le forze politiche e avviare un confronto pubblico trasparente. I partiti e i movimenti rappresentati nei Consigli comunali, infatti, sono espressione delle comunità locali e dovrebbero a loro volta discutere il tema nelle rispettive sedi, favorendo un dialogo diffuso sul territorio.
Solo in una fase successiva, quando il tema sarà stato adeguatamente approfondito e condiviso, potrebbe essere utile convocare un Consiglio comunale congiunto tra i Comuni interessati. Un momento simbolicamente e politicamente importante, nel quale si potrebbe deliberare una mozione di indirizzo finalizzata non alla fusione immediata, ma all’avvio di uno studio indipendente.
Questa mozione potrebbe prevedere la selezione di una società esterna specializzata, incaricata di realizzare un’analisi tecnica ed economica approfondita, valutando in modo oggettivo rischi e opportunità, costi e benefici dell’eventuale fusione. Lo studio dovrebbe includere un’analisi SWOT, valutare l’organizzazione dei servizi, la sostenibilità finanziaria, la gestione del personale, le prospettive di sviluppo e il dimensionamento demografico reale del territorio.
Un elemento spesso sottovalutato riguarda, infatti, la popolazione effettivamente presente nei mesi estivi. I comuni costieri, quali Pineto e Silvi, registrano durante la stagione turistica un aumento consistente delle presenze, con un incremento stimabile in almeno trentamila persone complessive tra residenti stagionali e turisti. Questo dato incide direttamente sulla pianificazione dei servizi, della viabilità, della sicurezza e della gestione ambientale, e deve essere tenuto in considerazione in qualsiasi valutazione futura.
Solo dopo aver completato questo percorso di informazione, confronto politico e analisi tecnica sarebbe possibile avviare una discussione più consapevole sulla scelta finale, che per legge passa comunque attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini tramite referendum consultivo.
Una fusione comunale non deve essere vista come una perdita di identità, ma come una possibile evoluzione amministrativa capace di rafforzare il territorio, a condizione che venga costruita con gradualità, trasparenza e partecipazione. L’obiettivo non deve essere quello di unire Enti sulla carta, ma di migliorare servizi, sviluppare opportunità economiche e migliorare la qualità della vita delle comunità coinvolte.
Solo un percorso condiviso può trasformare un tema potenzialmente divisivo in un’occasione di crescita per l’intero territorio. E, tuttavia, una scelta di questa portata non può nascere da dichiarazioni estemporanee o da posizioni politiche isolate.
Dott. Ernesto Iezzi
già Presidente del Consiglio Comunale di Pineto
ex Consigliere Provinciale